Confetture

Le confetture sono quei prodotti preparati con uno o più tipi di frutta (ad eccezione degli agrumi), ottenuti impiegando almeno il 35% di polpa di frutta; per le confetture extra il minimo di polpa di frutta è rappresentato dal 45%. Il termine "marmellate" invece si riferisce a conserve di frutta preparate esclusivamente con purea, polpa e succo. Nell’uso comune i due termini sono equivalenti e vengono utilizzati come sinonimi.

Grazie all'abilità dei produttori dell’Emilia Romagna, troviamo delle vere e proprie specialità quali le marmellate artigianali, prive di conservanti e coloranti, le cui lavorazioni seguono metodi e ricette antiche e naturali. Esistono numerosi tipi di marmellate e confetture tipiche delle diverse zone dell’Emila Romagna, regione ricca di coltivazioni di tantissimi tipi di frutta. Un prodotto unico della regione è il Savor, una dolce marmellata, tipica della frazione di Montegelli (frazione conosciuta anche come "il borgo degli antichi sapori"); questa marmellata è ottenuta dopo una lunga lavorazione e composta da mosto d’uva, mele, mele cotogne, pere e frutta secca. Nelle case contadine di Montegelli il Savor veniva conservato in piccole damigiane dal largo collo e serviva come energetico da gustare durante l’inverno. Può essere consumato con pane fresco e piadina romagnola; è ottimo con formaggi freschi (in particolare la ricotta) e squisito col Formaggio di Fossa.

Tra le confetture si può annoverare anche la Mostarda: prodotto molto diffuso in Italia settentrionale, realizzato con diversi ingredienti a seconda della zona. In Emilia Romagna, troviamo la mostarda di Cremona, realizzata con frutta, essenza di senape, zucchero e frutta candita lasciata intera; la mostarda di Carpi, forse l'unica ad avere origini nobili invece che contadine, ricavata da mosto di uva rossa, mele pere e buccia d'arancia, ed è così apprezzata da essere considerata un pegno per assolvere debiti e tributi di servitù, talmente famosa da essere nominata da Alessandro Tassoni nell'opera La secchia rapita del 1622. La ricetta della Mostarda Fina è ancora oggi molto dibattuta dagli esperti e l'ipotesi più accreditata è che ogni famiglia nobile carpigiana custodisse gelosamente la propria ricetta; la mostarda di Parma è invece ideale per accompagnare formaggi e lessi. È meno conosciuta delle due precedenti ma è sicuramente molto gustosa. È realizzata con la zucca da mostarda, l'olio di senape, anguria bianca, mele, pere cotogne e del succo di limone non trattato.