Piada romagnola

Antichissima è la presenza della piadina (o piada) sulle tavole romagnole. Conosciuta fin dai tempi dei Romani, inizialmente la piadina era consumata dalle famiglie contadine al posto del pane. Oggi campeggia fra i prodotti gastronomici tipici della cucina romagnola. Si gusta calda oppure fredda ed è buonissima sia da sola sia farcita con salumi, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette ma in ogni caso sempre accompagnata da un buon Sangiovese. A testimoniare la vitalità della piada vi è anche il fatto che esistono numerose varianti e modi di prepararla. 

Ingredienti: 500 g di farina tipo 0, 70 g di ottimo strutto, tipo Mora di Romagna, 2 pizzichi di bicarbonato (3 g ca.) oppure 100 g di lievito in polvere per torte salate, 8 g di sale tipo Sale Dolce di Cervia, acqua q.b. Dose per 5 piadine.

Note: La piada si può impastare, oltre che con l'acqua anche con il latte. Lo strutto può essere sostituito con olio extra vergine di oliva.

Preparazione: versate la farina a fontana sulla spianatoia, al centro mettete lo strutto a pezzetti, il bicarbonato o il lievito e il sale. Impastate il tutto con acqua tiepida fino ad ottenere un impasto omogeneo ed elastico. Dividete l'impasto in palline da 150 gr circa e stendetele col matterello formando dei bei cerchi di pasta. Cospargete di tanto in tanto il mattarello con la farina per non farlo attaccare all'impasto. Lo spessore è variabile: va da circa i 6-8 mm delle zone di Forlì e Ravenna a quella sottilissima (2-3 mm) del riminese. Si raccomanda di cuocere le piadine in fretta, su una piastra molto calda, o sull'apposito testo, rigirandole con le punte di una forchetta in senso orario per non farle bruciare, così da bucare anche le lievi bolle che si formano, e rivoltandole quando indorate.